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Il Vetro

Categoria: Info tecniche

Trasparenza, compattezza e omogeneità strutturale, totale inerzia chimica e biologica, impermeabilità ai liquidi, ai gas, ai vapori e ai microrganismi, inalterabilità nel tempo, sterilizzabilità e perfetta compatibilità ecologica grazie alla possibilità di riciclo per un numero infinito di volte. Queste le eccezionali caratteristiche intrinseche del vetro, interamente costituito da sostanze naturali.

Il vetro è un materiale ottenuto per fusione ad alta temperatura da una miscela di silice, soda, carbonato di calcio e solfato sodico.

La tecnica di produzione, attualmente utilizzata per la fabbricazione di vetro piano, è stata messa a punto negli anni sessanta, consiste nel far galleggiare (per differenza di peso specifico come ad esempio l’acqua e l’olio) il vetro fuso proveniente dal forno fusorio su un bagno di stagno liquido. Il prodotto così ottenuto ha le due facce parallele e permette una perfetta visibilità (trasparenza) senza ulteriori lavorazioni.
Il vetro può subire delle trasformazioni che gli conferiscono le prestazioni termiche, estetiche, meccaniche, ecc. volute.


Tra queste possiamo ricordare:
- la modifica della composizione, per la produzione di vetri colorati, di vetri speciali, vetroceramici, ecc.
- l’associazione con altri materiali, che permette la realizazione di prodotti compositi quali: vetro e polivinilbutirrale o PVB (sicurezza), vetro e resina (isolamento acustico), vetro e gel (antifuoco).
- La trasformazione della superficie, attraverso rulli (all’uscita del forno) che gli conferiscono il disegno desiderato o la satinatura (decorazione).
- Il deposito superficiale di strati sottili per la fabbricazione di specchi, di vetri smaltati, di vetri a controllo solare o di vetri che permettono il risparmio energetico.
- L’indurimento meccanico attraverso la tempera termica o chimica per la produzione di vetri di sicurezza.

 

PROPRIETA' MECCANICHE

Densità: il vetro ha densità pari a 2,5, che corrisponde, nel caso dei vetri piani, ad una massa di 2,5 Kg per ogni m² e per ogni mm di spessore.

Resistenza alla compressione: il vetro offre un’elevatissima resistenza alla compressione (1.000 N/mm² = 1.000 MPa). Ciò vuol dire che, per rompere un cubo di vetro di 1 cm di lato, occorre un carico dell’ordine di 10 tonnellate.

Resistenza alla flessione: un vetro sollecitato a flessione presenta una faccia in compressione ed una in trazione. Il valore di resistenza alla rottura di un vetro flesso è dell’ordine di: 40 MPa (N/mm²) per vetri levigati ricotti e da 120 a 200 MPa (N/mm²) per vetri temperati (variabile secondo lo spessore, la molatura dei bordi e il tipo di lavorazione).

Elasticità: il vetro è un materiale estremamente elastico, che non presenta mai deformazioni permanenti. Esso presenta tuttavia caratteristiche di fragilità ovvero, quando è sottoposto a un carico crescente a flessione, si rompe senza alcun segno di preavviso.

 

COMPORTAMENTO TERMICO

Dilatazione lineare: la dilatazione lineare è espressa da un coefficiente che misura l’allungamento dell’unità di lunghezza per una variazione di temperatura pari a 1°C. Il coefficiente si riferisce generalmente ad un intervallo di temperature compreso tra 20 e 300°C. Il coefficiente di dilatazione lineare del vetro è pari a 9 x 10-6.

Sollecitazioni di origine termica: data la scarsa conduttività termica del vetro, il riscaldamento o il raffreddamento parziale di una vetrata determina in questa delle sollecitazioni che possono provocare rotture cosiddette termiche. L’esempio più comune di rischio di rottura termica è quello rappresentato dai bordi coperti di un vetro ad elevato assorbimento energetico, che in presenza di forte irraggiamento solare si riscalderanno più lentamente della superficie esposta. Nei casi in cui le condizioni di utilizzo o di posa in opera rischiano di determinare in un vetro considerevoli differenze di temperatura, sarà necessario adottare delle precauzioni in fase di posa o di lavorazione. Con un trattamento termico complementare, come la tempra, si consente al vetro di sopportare delle differenze di temperatura sino ai 200°C.

 

LONGEVITA’ DEL VETRO

Una delle maggiori preoccupazioni di un progettista, quando  sceglie un prodotto architettonico, è la durata nel tempo del manufatto.

L’enorme diffusione del vetro nelle realizzazioni architettoniche che siano facciate continue, classici infissi  o le sempre più diffuse facciate  a fissaggio puntuale pone sicuramente il quesito sulla conservazione del componente vetro nell’opera edilizia.

I prodotti maggiormente usati si possono sintetizzare in tre famiglie:

 - vetro temperato termicamente

 - vetro stratificato e stratificato temperato (o laminato)

 - vetrate isolanti.

 

 

VETRO TEMPERATO TERMICAMENTE

In premessa significhiamo in sintesi la definizione di vetro temperato come anche indicato  dalla norma di riferimento UNI EN 12150-1 Vetro di silicato-calcico di sicurezza temperato termicamente. 

Trattasi di un vetro nel quale è stato indotta una sollecitazione di compressione permanente sulla superficie mediante un processo controllato di riscaldamento (riportandolo a temperatura di 600 – 620°C) e raffreddamento (in modo repentino) per conferirgli una maggiore resistenza alle sollecitazioni meccaniche e termiche. Il vetro temperato termicamente  in caso di rottura si sbriciola in piccoli frammenti inoffensivi così da essere considerato, in talune situazioni, vetro antiferita secondo la norma prEN 12600. Il maggior rischio di instabilità nel tempo per i vetri temperati termicamente è dovuto alla rottura spontanea, che studi hanno dimostrato causata dall’inclusione nel vetro di solfuro di nichel NS. Riscaldando il vetro nel processo di tempra (oltre 600°C)il solfuro di nickel passa dal sistema  di cristallizzazione trigonale di volume maggiore al sistema esagonale di volume minore. Questo processo e’ sufficientemente lento e consente al vetro, per le temperature in gioco, di adattarsi alle variazioni volumetriche della inclusione cristallina. 

Durante il raffreddamento rapido ad aria,che caratterizza il processo di tempra termica, la relativa variazione volumetrica del cristallo da volume piccolo a grande non ha il tempo di prodursi e l’inclusione cristallina si trova, così, a temperatura ambiente in una configurazione volumetrica non corrispondente alla sua temperatura. Il cristallo di solfuro di nickel  tenderà a riportarsi alla configurazione volumetrica corrispondente alla sua temperatura (volume maggiore), la crescita volumetrica dell’inclusione produrrà una pressione crescente nel punto dove e’ situata fino a provocare la rottura del vetro. Il processo di accrescimento della inclusione e’ accelerato dal riscaldamento naturale o artificiale del vetro stesso. Tali rotture si possono prevenire sottoponendo il vetro  già temperato a stabilizzazione termica tramite il cosiddetto HST( heat soak test). Lo heat soak test prevede che le lastre di vetro temperate vengano collocate in un forno  di stabilizzazione termica con  ambiente interno  a temperatura costante, controllata ed uniforme di 280 - 290°C per un determinato periodo in modo da portare alla rottura gli esemplari instabili. Tale prova può garantire le rotture spontanee che possono verificarsi in opera sulle vetrate temperate termicamente e di conseguenza  dare una estrema affidabilità di durata al vetro temperato termicamente.

VETRO STRATIFICATO E STRATIFICATO TEMPERATO

Il vetro stratificato si può definire come un pannello composto da due o più lastre di vetro unite tra loro su tutta la superficie mediante l’interposizione di materiale plastico, di cui il più diffuso è il polivinilbutirrale detto PVB. La produzione di vetro stratificato con interposto del PVB vanta una tecnologia di consolidata efficacia da oltre 50 anni, ciò nonostante alcuni progettisti nutrono  delle perplessità sulla longevità del vetro laminato usato in edilizia. Le maggiori preoccupazioni riguardano la penetrazione dell’umidità sul bordo dello stratificato, la delaminazione dovuta ad eccessivo calore  e la compatibilità con i vari sigillanti. Gli effetti sui bordi dell’umidità sono riscontrabili in una opacizzazione caratterizzata da un alone biancastro che si sviluppa sui bordi tra le due lastre, dovuta ad una lunga ed eccessiva esposizione all’acqua. Il fenomeno di opacizzazione dei bordi è reversibile con la perdita di umidità, infatti in condizioni ambientali di clima secco, l’area opaca tenderà a scomparire per riformarsi in periodi di maggiore umidità. L’effetto di opacizzazione dei bordi dovuta all’umidità, normalmente si manifesta se il vetro stratificato non è stato immagazzinato adeguatamente prima dell’istallazione o se dell’umidità riesce a penetrate nell’alloggiamento del vetro nel telaio e in tale telaio non ci sono gli adeguati accorgimenti per esitare la condensa. Più preoccupanti sono invece le delaminazioni da eccessivo calore che si possono verificare su vetri stratificati in opera con bordi a vista. Questo inconveniente è dovuto alla scarsa qualità dei processi di produzione non controllati e che possono generare delle sollecitazioni in alcuni punti del bordo del  vetro stratificato, soprattutto in presenza di lastre temperate. Altri effetti negativi sui bordi del vetro stratificato sono dovuti al contatto dei sigillanti con il PVB. Ciò si manifesta con irregolari bollicine lungo il bordo ove il materiale sigillante incompatibile è a stretto contatto col bordo dello stratificato. Questo fenomeno  si verifica più comunemente in vetrature prive di telai e con i bordi sigillati. Tutto ciò è evitabile in modo semplice avendo precauzione di usare sigillanti compatibili eventualmente suggeriti dai produttori di vetro stratificato o di sigillanti. In genere sono raccomandati sigillanti resilienti non indurenti e nastri o guarnizioni elastometriche. In conclusione lo standard Europeo previsto nella sopraindicata norma alla parte 4 descrive metodi e requisiti dei test per poter avere un prodotto resistente a temperatura elevata, umidità  elevata esposizione a radiazioni; il tutto per un periodo di tempo equivalente a 25 anni di vita  senza che le proprietà del vetro stratificato vengano alterate in modo significativo  dalla comparsa di delaminazione, bolle e opacità.

VETRATE ISOLANTI

La norma UNI 10593 è divisa in quattro sezioni, la quarta definisce in modo specifico le prove di invecchiamento e i requisiti delle vetrate isolanti al fine di determinare la penetrazione del vapore acqueo all’interno dell’intercapedine della vetrata isolante stessa per verificarne la durabilità. La definizione di  vetrata isolante secondo la norma sopraindicata è di un pannello formato da due o più lastre di vetro separate  da uno o più distanziatori lungo il perimetro, assemblato in fabbrica con diversi procedimenti di sigillatura dei bordi. Le vetrate isolanti prodotte ormai da vari decenni offrono le migliori risposte nelle realizzazioni architettoniche trasparenti per isolamento termico, isolamento acustico e per il controllo degli apporti solari e luminosi. Il maggiore rischio di instabilità nel tempo è la formazione di condensa all’interno dell’intercapedine. Essa si presenta inizialmente con tracce di umidità nella camera d'aria della vetrata isolante(normalmente di forma circolare al centro della lastra); con il tempo tali tracce diventano sempre più evidenti  fino ad interessare tutta la superficie del vetro, causandone successivamente l’ossidazione; ciò comporta oltre alla mancanza di trasparenza anche l’assenza della funzione di isolamento termico. Le cause più diffuse sono dovute ad un difetto iniziale di produzione: sali disidratanti saturi od inopportuni, sigillatura sia di prima barriera che di seconda eseguite non idoneamente. Per queste cause solitamente l’effetto condensa interno alla camera d’aria  può apparire molto presto. Altri motivi sono dovuti ai telai sui quali è montata la vetrata isolante: infissi sui quali  non ci sono gli adeguati accorgimenti di drenaggio e di ventilazione per  evitare la condenza. Altra motivazione frequente è dovuta all’incuria nella movimentazione delle vetrate isolanti, che possono riportare delle piccole lesioni sugli spigoli che permettono un contatto tra l’aria interna disidratata e l’aria dell’ambiente. Quanto sopra è facilmente ovviabile pretendendo delle vetrate isolanti di qualità, prodotte e rispondenti alla norma sopraindicata, verificando che siano dovutamente marchiate come prevede la norma stessa o sul canalino o sul vetro. Anche per le vetrate isolanti, come per lo stratificato, la durata in piena efficienza può essere, se fabbricate idoneamente e con materiali di qualità, sicuramente oltre i venti anni. 

Rottura da shok termico

Categoria: Info tecniche

La rottura da shock termico può essere influenzata da numerosi fattori. Sono infatti molti gli elementi di cui tenere conto nelle primissime fasi della scelta del vetro: si tratta di elementi che possono andare a influire sulla resistenza allo stress termico del prodotto finito.

Un elemento da tenere in considerazione è se il vetro sarà ombreggiato. Infatti, se il vetro sarà parzialmente ombreggiato da aggetti o estensioni dell'edificio, risulterà più freddo in tali aree schermate, cosa che potrà generare dello stress termico all'interno del vetro, che potrà dare luogo ad una rottura da shock termico. Il livello di riscaldamento dell'area centrale del vetro dipende in buona misura dalla capacità di assorbimento solare del vetro, fattore che può variare a seconda dei diversi tipi di vetro.

Per l'applicazione in aree che possono far temere una rottura da shock termico, è necessario effettuare delle accurate analisi dello stress termico, per stabilire se sia necessario effettuare dei trattamenti termici (indurimento termico o tempratura).
Il trattamento termico potrebbe comunque essere necessario a causa di elevati carichi di vento o qualora siano necessari dei vetri di sicurezza.

Altri fattori che possono influire sul rischio di rottura da shock termico sono elencati in seguito:

Il rischio potenziale di rottura da shock termico può essere stimato tramite un analisi computerizzata dello stress termico.

Probabilità statistiche di una rottura del vetro

Categoria: Info tecniche

Le probabilità statistiche di una rottura del vetro sono una materia complessa. Il paragrafo seguente intende quindi essere solo un'introduzione all'argomento.

Il vetro è un materiale fragile. Si comporta in modo elastico fino alla rottura dovuta ad un carico massimo. Tale carico massimo può variare a seconda del tipo e della durata del carico applicato, a seconda della sua distribuzione e dell'orientamento, nonché a seconda delle disomogeneità e delle micro-imperfezioni presenti sulla superficie del vetro. Per sua propria natura, il vetro non può essere progettato, come altri materiali per la costruzione di un edificio, con una resistenza specifica prevedibile. In questo caso vengono assegnati dei fattori volti a minimizzare la probabilità che avvenga una rottura del vetro con il carico progettuale selezionato. Dato che la resistenza definitiva del vetro è variabile, tale resistenza viene descritta in forma statistica. Architetti e ingegneri impegnati nella progettazione di un edificio con l'impiego di vetro, devono stabilire anticipatamente il carico di vento, la sua durata e la probabilità che si verifichi una rottura del vetro (definita in forma di x per 1000 pannelli di vetro al verificarsi iniziale del carico previsto). Le aziende di manifattura del vetro potranno fornire i dati appropriati per determinare le prestazioni dei loro prodotti. E' comunque compito del progettista responsabile rivedere e controllare tali criteri per le prestazioni, e stabilire se sono idonei per l'applicazione prevista.

Isolamento acustico

Categoria: Info tecniche

CLASSIFICAZIONE ACUSTICA DEGLI EDIFICI

 

PREMESSA

La Legge comunitaria 2008 all'articolo 11 comma 5 riduce e condiziona l'ambito applicativo della legge n°447/95 in materia di requisiti austici passivi degli edifici o dei loro componenti, escludendone l'applicazione nei rapporti tra privati, ed in particolare tra costruttori-venditori ed acquirenti di alloggi sorti successivamente alla data di entrata in vigore della Legge medesima, limitazione che in alcun modo può essere considerata un’abrogazione.  

Inoltre il testo della nuova Legge comunitaria 2009 intende modificare tale formulazione riducendone ulteriormente il campo applicativo e prevedendo che "in attesa dell'emanazione dei decreti legislativi di cui al comma 1, l'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, si interpreta nel senso che la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi, fermi restando gli effetti derivanti da pronunce giudiziali passate in giudicato e la corretta esecuzione dei lavori a regola d'arte asseverata da un tecnico abilitato", estendendo così la deroga anche agli edifici esistenti e non solo ai nuovi.        

 

Il documento, all'art.15, riporta: (...) "il Governo è delegato ad adottare, [...], entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di tutela dell'ambiente esterno e dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico, di requisiti acustici degli edifici e di determinazione e gestione del rumore ambientale...".

In tale ambito e sempre con particolare riferimento all'isolamento acustico degli edifici, UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione, su richiesta del Ministero dell'Ambiente ha recentemente pubblicato la norma UNI 11367, attualmente volontaria, che rappresenta la base di riferimento per la riforma delle disposizione in materia di tutela dell'inquinamento acustico attraverso la regolamentazione dei requisiti di isolamento acustico degli edifici.

 

LA NORMA UNI 11367

La recente norma UNI 11367 descrive il metodo per la classificazione acustica degli edifici e si propone di contribuire a da chiarezza sul vuoto normativo attuale ed a superare le difficoltà applicative che il DPCM 5 dicembre 1997 recante "Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici" ha incontrato negli ultimi anni, risultando di fatto disatteso.

La norma UNI 11367 definisce e disciplina la classificazione acustica di una unità immobiliare basata su misure effettuate al termine dell'opera e consente di informare compiutamente i futuri utenti sulle caratteristiche acustiche della stessa.

Tutte le fasi che convergono nel processo realizzativo dell'opera sono determinanti ai fini del risultato acustico: la progettazione, l'esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione dei lavori, le eventuali verifiche in corso d'opera, etc.

In fase progettuale risulta, quindi, di particolare importanza realizzar uno studio previsionale dei requisiti acustici passivi che riesca a stimare al meglio possibile le prestazioni da risocontrare a fine lavori. 

I calcoli previsionali possono essere eseguiti adottando le indicazioni riportare nelle norme serie UNI EN 12354 e nel rapporto tecnico UNI/TR 11175.

Per ottenere in opera valori congruenti con le prestazioni previste nel progetto, è di fondamentale importanza che il progetto stesso descriva con adeguato dettaglio i particolari costruttivi e le modalità di corretta esecuzione dei lavori e che nella fase realizzativa di cantiere vengano messi in atto gli opportuni controlli, Ciò per evitare che errori di posa possano comportare scostamenti, anche rilevanti, tra valutazione previsionale e risultato finale.

A tal fine possono essere di ausilio anche le indicazioni riportate nella norma UNI 11296.

Evidentemente le misura eseguite anche in corso d'opera consentono di attuare i necessari interventi correttivi nel caso in cui quanto misurato non  collimi con gli obiettivi prefissati.

E' opportuno che la progettazione dei requisiti acustici, i controlli in corso d'opera e le misure strumentali vengano eseguiti da tecnici con adeguata competenza in acustica edilizia.

 

CRITERI DI CLASSIFICAZIONE ACUSTICA DEGLI EDIFICI

I criteri stabiliti nella norma 11367 sono applicabili a tutte le unità immobiliari con destinazione d'uso diversa da quella agricola, artigianale e industriale. 

La qualità acustica degli edifici si descrive mediante le grandezza di valutazione delle prestazioni in opera degli elementi dell'edificio che delimitano e conformano gli ambienti delle unità immobiliari.

A tal proposito vengono considerati i seguenti requisiti prestazionali:

Isolamento di facciata:

Nota: in caso di edifici con destinazioni d'uso ricettiva (come ad esempio gli alberghi) dovranno essere considerati anche i fattori di isolamento acustico fra ambienti della stessa unità (per esempio tra le camere).

Ad ognuno di essi, in funzione del valore utile di isolamento acustico, cioè dal valore misurato corretto con l'incertezza di misura, viene attribuita una classe prestazionale che dovrà essere dichiarata nella certificazione acustica dell'edificio.

Le classi di riferimento sono 4: si passa dalla classe 1, che identifica il livello prestazionale più alto (ambiente silenzioso), alla classe 4 che identifica il livello prestazionale più basso (ambiente rumoroso).

Il livello prestazionale "di base" invece è rappresentato dalla terza classe, ma allo stato attuale la maggioranza degli edifici italiani esistenti non raggiunge i parametri della quarta classe.

Sulla base della classificazione dei requisiti prestazionali precedenti viene calcolata, tramite una media aritmetica, la classificazione acustica globale delle unità immobiliari che sarà obbligatoriamente accompagnata, sul certificato acustico dell'unità immobiliare, dalla classificazione di ogni singolo requisito considerato.

Le unità immobiliari la cui destinazione d'uso corrisponda a ospedali, case di cura o scuole (a tutti i livelli), non sono soggette a classificazione.

I requisiti acustici degli ambienti appartenenti a queste tipologie di unità immobiliari dovranno comunque essere valutate in riferimento a specifici valori di riferimento definiti dai due livelli seguenti:

 

CRITERI PER TIPOLOGIE SERIALI

La norma stabilisce che nei sistemi edilizi caratterizzati da tipologie seriali, ovvero con elementi tecnici che si ripetono secondo schemi che dipendono dalle caratteristiche distributive, organizzative e funzionali degli ambienti delle unità immobiliari, è possibile adottare dei criteri di campionamento durante il processo di definizione dei livelli prestazionali per la determinazione della classe acustica, al fine di consentire il numero complessivo di determinazioni sperimentali necessarie per la valutazione della classe acustica delle unità immobiliari.

Il campionamento degli elementi tecnici (da sottoporre a determinate tipologie di prove) che compongono le diverse parti dell'unità immobiliare si basa sull'individuazione di insiemi omogenei da cui ricavare le prestazioni acustiche rappresentative dell'intero gruppo ed estendibili a tutti gli elementi tecnici dello specifico sistema edilizio in esame aventi le stesse caratteristiche.

In generale, un insieme di elementi tecnici può essere considerato omogeneo, cioè formato da elementi nominalmente uguali, e quindi oggetto di un possibile campionamento (in riferimento ad uno specifico requisito), qualora fra essi si verifichi l'identità di particolari condizioni.

Per ogni gruppo omogeneo Gh, relativo ad un requisito r, si dispone un numero Mh di elementi tecnici misurabili, da cui si estrae un campione composto da Ch elementi tecnici sottoposti a prova, dove Ch deve essere almeno pari al 10% del numero totale Mh, e comunque non minore di 3.

Per ogni requisito r si calcola il valore rappresentativo da assegnare ad ogni suo gruppo omogeneo Gh, corretto per tener conto dell'incertezza di campionamento.

Tale procedura necessita della scelta di un livello di fiducia, affidata al richiedente di classificazione, che risulta determinante nell'attribuzione della classe del requisito prestazionale, rappresentativa del gruppo omogeneo di riferimento.

 

OSSERVAZIONI ASSOVETRO ALLA NORMA IN INCHIESTA PUBBLICA

Ferma restando la penalizzazione dei valori prestazionali di riferimento introdotti dal progetto di norma, questo progetto è sostanzialmente criticabile e meritevole di una sua revisione per tre ragioni principali di carattere generale, tralasciando le questioni di secondaria importanza:

 

  1. Non lega in maniera certa ed univoca la classificazione dell'edificio con il comfort acustico atteso dall'utente.
    E' previsto infatti che la attribuzione della classe di isolamento acustico dell'edificio venga determinata attraverso la media non ponderata tra le classi prestazionali dei requisiti elencati di seguito:

    - Isolamento di facciata 
    - Isolamento dei divisori orizzontali  e verticali tra differenti unità immobiliari
    - Isolamento dai rumori di calpestio (pavimenti)
    - Rumore di impianti a funzionamento continuo
    - Rumore di impianti a funzionamento discontinuo

    attribuendo per tutti i componenti lo stesso peso nella determinazione del risultato finale globale (cfr. punto 6.4 della bozza di norma).

    Ne consegue, ad esempio, che un edificio con buon isolamento dei divisori interni, del pavimento, degli impianti a funzionamento continuo e degli impianti a funzionamento discontinuo, ma con pessimo isolamento di facciata, ad esempio un isolamento di 32 dB (oggi il DPCM 5 dicembre 1997 prescrive un valore minimo di 40 dB) può essere certificato in classe II, classe di isolamento molto buona, pur non garantendo all'utente l'isolamento da fonti di rumore esterne, che invece potrebbe rappresentare il riferimento principale del comfort atteso.

    Il metodo, quindi, rischierebbe di attestare e certificare un edificio attribuendogli un buon livello di isolamento acustico senza che questo abbia un corrispondente livello di comfort reale. Se l'edificio è ubicato in una zona trafficata, in quell'edificio si rischia di non dormire o di non parlare con tono normale pur avendo una certificazione acustica che dichiara invece un grado di isolamento buono.

    Generalmente, la valutazione del comfort acustico, si basa sul grado di isolamento dai rumori interni e da quelli di provenienza esterna. Ne dà conferma la stessa proposta di norma nell'Appendice L, con la quale fornisce elementi di chiarimento e di informazione indicando le prestazioni acustiche attese nel caso di isolamento da fonti interne e quelle nel caso di isolamento da fonti esterne. L'Appendice chiarisce che ad una determinata classe acustica di un'unità immobiliare non sempre corrisponde la stessa qualità acustica percepita da parte degli occupanti di detta unità.

    Meglio sarebbe prevedere una certificazione acustica degli edifici che non sia caratterizzata e definita dalla media delle prestazioni dei vari paramentri, ma che sia costituita invece dalla presentazione ed esposizione della sola classificazione dei vari componenti, modalità che non rischia di risultare fuorviante per l'utente il quale invece avrebbe così una chiara indicazione delle caratteristiche di isolamento dei vari componenti (Prospetti 4 e 5 del punto 6.4).
  2. L'indice di valutazione dell'isolamento acustico normalizzato di facciata, applicato a destinazioni d'uso che per definizione meriterebbero un livello di attenzione più alto ed andrebbero quindi tutelate maggiormente (scuole, case di cura e ospedali), viene ridotto da 48 dB (DPCM 5 dicembre 1997) a 38 dB (valore indicato nella norma).

    La suddetta riduzione farebbe ricadere tali edifici in una classe acustica più scadente della seconda, compromettendo le condizioni di tutela che dovrebbero essere invece riservate a destinazioni d'uso che richiedono livelli di comfort elevati.

    Infine, risulta quanto mai singolare l'esclusione del requisito di isolamento acustico di facciata dalla valutazione dell'isolamento acustico globale, nei casi di destinazioni d'uso come ristoranti, bar e negozi con accesso diretto verso l'esterno, qualora tali attività facciano parte di edifici aventi destinazioni d'uso miste.
  3. Il metodo di classificazione acustica richiede un numero molto elevato di misure, rendendola così molto onerosa.

Come si rileva dall'appendice 1, a pagina 51, la scelta di un livello di fiducia differente consente ad un determinato requisito prestazionale, ad esempio l'isolamento acustico normalizzato di facciata, di ottenere classi diverse. Con un livello di fiducia del 50% infatti, si raggiunge facilmente una classe superiore rispetto a quella che si otterrebbe con livelli di fiducia del 75% oppure del 95%. Dal momento che il livello di fiducia è scelto dal committente potrebbe essere verosimile, per un contenimento dei costi, che questo si fermi a livelli di fiducia bassi, ottenendo classificazioni elevate, anche se poco attendibili. Questa scelta operata dal committente (costruttore) non sempre è di facile individuazione da parte del compratore, il quale potrebbe essere portato a soffermarsi sulla classificazione acustica dell'edificio senza cogliere e valutare il livello di fiducia della classificazione stessa. La norma è complessa e per il profano impenetrabile.

Per questo motivo è auspicabile che la classificazione sia il più possibile chiara, realmente rappresentativa ed affidabile.

A scanso di equivoci e di conseguente probabile contenzioso, è necessario che la norma prescriva un solo livello di fiducia, che dovrebbe essere il più elevato: 95%, solo così il consumatore sarà garantito nell'acquisto dell'immobile perché avrà come riferimento un valore unico e affidabile.

Riteniamo che, almeno per questi aspetti, la norma sia da rivedere. 

 

La norma inoltre si propone di definire, in riferimento ad alcuni requisiti acustici prestazionali degli edifici, i criteri per la loro misurazione e valutazione. Su tale base stabilisce una classificazione acustica (in riferimento ad ognuno dei requisiti prima citati), per l'intera unità immobiliare (salvo alcune tipologie). E' infine proposta una valutazione sintetica (con un unico indice descrittore) dell'insieme dei requisiti per unità immobiliare.

Posa in opera

Categoria: Info tecniche

In fase di costruzione...

Isolamento termico

Categoria: Info tecniche

In seguito ad una maggior sensibilizzazione verso le problematiche ambientali, l’attenzione è rivolta all’individuazione delle tecniche di risparmio energetico all’interno di edifici residenziali o commerciali. Negli ultimi anni, sono state introdotte nuove normative che specificano i requisiti minimi di efficienza energetica e, in tutto questo, il vetro è in grado di assumere un ruolo importante. Le perdite di calore sono quantificate dalla trasmittanza termica U, generalmente espresso in W/m2K. Minore è il valore U, migliore è l’isolamento termico.

Linee guida per il montaggio delle vetrate isolanti

Categoria: Info tecniche

Queste linee guida descrivono le misure necessarie per montare le vetrate isolanti e per conservare in maniera duratura la tenuta e più propriamente la funzionalità del giunto perimetrale.  Le caratteristiche tecniche costruttive e meccaniche, gli inserti nell’intercapedine, le peculiarità ottiche, così come le rotture del vetro non vengono di seguito trattate.  Questa elaborazione può essere anche utilizzata per ottemperare agli obblighi previsti dalle norme UNI EN 1279 relativamente alla marchiatura CE. Le linee guida in oggetto sono giuridicamente vincolanti nel caso in cui il produttore di vetro isolante, oppure la controparte, le richiami nelle condizioni generali di contratto, oppure nell’ipotesi in cui vengano concordate per determinati casi concreti. Le stesse non sostituiscono norme, regole tecniche già in vigore oppure disposizioni legislative per l’utilizzo di vetro isolante.

INTRODUZIONE

Una vetrata isolante è composta da almeno due lastre di vetro unite tra loro da un giunto perimetrale, che separa ermeticamente l’intercapedine dall’ambiente esterno. Il vetro isolante è un prodotto composto da utilizzare in edilizia, intelaiato almeno su due lati. Il produttore del serramento o della facciata è in linea di principio responsabile delle prestazioni del suo prodotto nell’ipotesi di un utilizzo conforme alla sua destinazione. Questa linee guida presuppongono che il trasporto, lo stoccaggio e il montaggio vengano effettuati esclusivamente da esperti del settore.

REQUISITI FONDAMENTALI

Il giunto perimetrale non deve venire danneggiato. La sua protezione è condizione necessaria per il mantenimento della sua funzione. Ogni influenza lesiva va evitata. Ciò vale dal momento della consegna per deposito, trasporto, montaggio ed utilizzo.

 

IL TRASPORTO

Il trasporto delle lastre di vetro deve essere effettuato necessariamente su cavalletti oppure in

casse.

TRASPORTO SU CAVALLETTI

Le lastre di vetro vanno fissate sui cavalletti. Il fissaggio non deve procurare una  elevatapressione sulle lastre da trasportare.

TRASPORTO IN CASSE

Le casse sono un metodo di trasporto leggero e non adatto a proteggere il contenuto da agenti esterni. Va valutato caso per caso come eseguire la movimentazione delle casse e possano essere utilizzate funi o altri sistemi di prelievo.

IL MONTAGGIO

Ogni singolo pannello di vetro va controllato prima della sua installazione per verificare che sia intatto e non danneggiato. Elementi danneggiati non possono essere impiegati. I vetri isolanti sono uno dei componenti della struttura, e non hanno quindi funzione portante. Il loro peso proprio così come i carichi esterni devono essere sopportati dal telaio o dalla struttura che li regge. Il presente elaborato non riguarda i sistemi di vetrazione a fissaggio puntuale o sistemi di vetro incollato, per i quali vengono richiesti al giunto perimetrale ulteriori requisiti.

LA TASSELLATURA

Il tassello è l’interfaccia tra il vetro e il telaio. La tecnica di tassellatura viene descritta nella Norma UNI 6534.  La tassellatura serve inoltre a garantire uno spazio libero per mantenere la compensazione della pressione del vapore (condensa a lungo termine), dell’aerazione ed eventualmente del drenaggio dell’acqua.  Nel caso di montaggio di vetri isolanti sono da utilizzarsi dei tasselli idonei.  Tutte le lastre di vetro debbono essere supportate da tasselli secondo le norme tecniche previste. Il loro posizionamento, i materiali, la dimensione e la forma vengono previste dalla Norma UNI 6534 oppure da dichiarazioni dei produttori.  I tasselli possono essere di legno duro, materiale plastico o altri materiali idonei compatibili. Devono avere sufficiente tenuta rispetto alla pressione esercitata e non devono causare scheggiature ai bordi dei vetri.  I tasselli nella loro applicazione possono venire a contatto con colle o materiali usati per la guarnizione, con l’umidità o possono essere sottoposti a temperature estreme o ad altri fattori esterni, ma non per questo devono alterare né le loro caratteristiche né quelle del vetro isolante durante il periodo del loro utilizzo.

STOCCAGGIO E MOVIMENTAZIONE

Lo stoccaggio e il deposito del vetro isolante possono essere effettuati solamente in verticale su idonei cavalletti o strutture adeguate. Nei casi in cui più vetri vengano appoggiati uno sopra l’altro, debbono essere utilizzati elementi distanziatori tra un vetro e l’altro come carta, sugheri, o altri supporti idonei. In cantiere il vetro isolante va tenuto al riparo da agenti fisici o chimici dannosi. 

Nel caso di deposito di vetri isolanti all’aperto i medesimi vanno protetti, mediante adeguata copertura totale, da umidità permanente e radiazione solare.

SOLLECITAZIONI MECCANICHE

Una volta montato, il vetro isolante subisce sollecitazioni dinamiche e carichi permanenti come il vento, la neve, l’affollamento di persone ecc.. Tali sollecitazioni vengono trasmesse sulle strutture d’appoggio, con la conseguente flessione delle stesse e della zona perimetrale del vetro. Questa flessione genera pressione sul giunto perimetrale.

Per garantire la tenuta nel tempo del giunto perimetrale l’inflessione (freccia) al centro della lastra, sotto carico di servizio, non dovrà superare 1/200 del lato minore della lastra stessa.

BATTUTA, IMPERMEABILIZZAZIONE ED AERAZIONE

Nel passato sono risultati particolarmente funzionali quei sistemi di vetrazione che prevedevano una  separazione tra la battuta e l’aria dell'ambiente interno. Per quanto attiene alla situazione mitteleuropea, i fori, tramite i quali avviene l'aerazione della battuta, vengono rivolti verso l'esterno. La ventilazione della battuta con l’aria proveniente all’ambiente interno è da evitare.

NORME DI RIFERIMENTO

(1) UNI 7697/07: 

Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie 

(2) UNI 6534/74:  

Vetrazioni in opere edilizie 

–  Progettazione 

–  Materiali e posa in opera

(3) UNI 7143/72:  

Vetri piani 

–  Spessore dei vetri piani per vetrazioni in funzione delle loro dimensioni, dell’azione del vento e del carico neve 

(4) UNI EN 12600/04:  

Vetro per edilizia 

–  Prova del pendolo 

–  Metodo della prova di impatto  e classificazione per il vetro piano

(5) UNI EN 1279/04:  

Vetro per edilizia 

–  Vetrate isolanti

 

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